Orientamento #STEM

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Dai tuoi interessi al mondo del lavoro

La ricerca spaziale per un futuro migliore sulla Terra

Intervista a Simonetta Di Pippo, astrofisica ed esperta di diplomazia internazionale per lo spazio extra-atmosferico

Immagine di copertina per gentile concessione di Simonetta Di Pippo

Dopo essersi laureata in Astrofisica e fisica dello spazio all’Università La Sapienza di Roma, ha diretto per lungo tempo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico (UNOOSA), con sede a Vienna. Amante delle sfide e della conoscenza in senso assoluto, Simonetta Di Pippo lavora nel settore spaziale per portare benefici concreti sulla Terra e porre le basi per innovazioni che siano davvero utili. Dal punto di osservazione privilegiato qual è lo spazio, tutto assume un significato diverso: grazie alla sua attitudine a lavorare in contesti internazionali, incarna alla perfezione il ruolo di leader moderno, attenta alle questioni geopolitiche e determinata a raggiungere obiettivi ambiziosi avvalendosi della diplomazia.

Oggi Di Pippo ha deciso di dedicare sempre più tempo alle nuove generazioni e alla loro formazione, per trasmettere quello cha ha imparato in materia di spazio. Tra le altre cose, nel 2020 è entrata a fare parte della top 100 delle donne italiane più influenti secondo Forbes, e come riconoscimento per la sua brillante carriera le è stato intitolato un asteroide.

Quali aspetti del suo lavoro trova più stimolanti e la spingono a dare il massimo?

Ritengo di essere privilegiata a potere fare un lavoro che, attraverso le sue varie sfaccettature, mi consente di avere un impatto tangibile sul corso degli eventi. È da questo che raccolgo le energie necessarie per affrontare le continue sfide che una posizione di responsabilità comporta. Dopo oltre 35 anni, ancora mi appassiono come il primo giorno a un lancio di una missione spaziale, provo soddisfazione a firmare un nuovo accordo di collaborazione, mi piace sempre rivedere colleghi di altri paesi e aggiungerne di nuovi al mio network. Quando ho deciso di iscrivermi alla facoltà di fisica a La Sapienza di Roma, per poi optare per astrofisica e fisica spaziale, una delle ragioni alla base di questa decisione è stata il mio desiderio di un lavoro che mi consentisse di potere apprendere qualche cosa di nuovo ogni singolo giorno, viaggiare, conoscere, costruire un futuro migliore. Direi che visti i risultati non mi posso lamentare.

Che cosa le piace di più?

Quasi ogni aspetto, ma soprattutto quando qualcosa va in porto, con successo, dopo avere faticato per raggiungere l’obiettivo: una sonda che atterra sul nucleo di una cometa, il lancio del primo satellite in orbita di un paese in via di sviluppo o la gestione di un’emergenza con l’ausilio di dati spaziali subito dopo il verificarsi di un disastro. Ma anche quando arriva un riconoscimento, un premio, un’onorificenza: non sono questi gli elementi che mi fanno lavorare alacremente, ma confesso che mi aiutano a rafforzare la convinzione che sto agendo per il meglio nell’interesse della collettività. Complessivamente, del mio lavoro amo tutto!

Come descriverebbe la sua attività professionale, in poche parole?

Ci sono aspetti diversi a seconda del ruolo che ho ricoperto negli anni, ma c’è un filo conduttore: il network spaziale mondiale è quasi sempre uguale a se stesso, con piccole fluttuazioni, in qualunque funzione di leadership si eserciti la propria attività professionale. Difficile racchiudere in poche parole le mie responsabilità, ma in generale direi che ho sempre lavorato al fine di portare i benefici delle attività spaziali sulla Terra, per costruire un futuro migliore. E questo da prospettive diverse a seconda del ruolo che ho avuto di volta in volta. 

Tra le esperienze che ha maturato nella sua carriera, quali considera più utili per il suo lavoro?

Tutte. Ho sempre ritenuto che ogni esperienza, anche negativa, aiuti nel processo di crescita: ogni giorno siamo migliori del giorno precedente. Certamente l’avere cominciato a lavorare nell’Agenzia spaziale italiana con il compito di creare nuovi programmi di collaborazione internazionale nel settore spaziale ha plasmato il mio modo di vedere il comparto e costituito l’ossatura portante della mia azione nelle varie organizzazioni per le quali ho lavorato, a livello nazionale, internazionale e globale. Ha fatto di me stessa una astro-diplomatica!

Quali capacità crede sia utile possedere, oltre alle conoscenze legate allo studio?

Flessibilità, resilienza, comprensione, rigore, dedizione, attenzione ai dettagli e, in parallelo, alle questioni strategiche di lungo termine. Una capacità di leadership moderna, partecipativa, con un’attenzione all’inclusione e all’apertura. Sapersi muovere in un contesto internazionale, nel rispetto delle diverse culture e situazioni socioeconomiche. E poi una certa propensione alla gestione dei rischi, invece che una tendenza a evitarli: non c’è progresso senza nuove idee e senza una sperimentazione controllata. Ancora, non dare mai nulla per scontato e controllare sempre le fonti. La scienza deve essere rimessa al centro, perché quello che conta sono anzitutto i fatti e la capacità di mantenere uno spirito critico e analitico. Di scontato, nella vita, c’è veramente poco.

Che cosa ha imparato studiando, e che cosa invece ha appreso direttamente sul campo?

Lo studio è indispensabile e, assieme, lo è la forma mentis che se ne ricava quando si frequentano facoltà che aiutano a strutturare il pensiero. Ho sempre amato fisica, chimica, matematica, ma anche filosofia e latino: sono tutte materie che consentono di andare dal caos all’ordine, strutturando un pensiero o una formula. Un ordine creativo, però, che permette il passo successivo, lo sviluppo dell’idea, la proiezione verso il progresso e le scoperte. Sul campo ho imparato che c’è differenza tra quello che sembra e quello che realmente è, di qualunque cosa si tratti. Non ho modelli da seguire, né eroi da imitare. Allo stesso tempo, so che si può imparare da chiunque, anche quando meno ce lo si aspetta. Ho letto molto, con l’idea che leggere libri è come vivere più vite. Quelli che più hanno avuto impatto, e che credo tutti dovremmo leggere: Lezioni americane di Italo Calvino, Totem e Tabù di Sigmund Freud, Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, De rerum natura di Lucrezio, Il buio oltre la siepe di Harper Lee, e potrei continuare con una lunga lista. Ciascun evento, libro, episodio, incontro e collaborazione mi ha lasciato una piccola eredità, e l‘integrale delle mie esperienze ha fatto di me quella che sono oggi.

Che cosa applica concretamente al suo lavoro di ciò che ha studiato?

Tutto ciò che ho studiato all’università così come tutto ciò che imparo ogni giorno. Il settore spaziale ha bisogno di competenze multidisciplinari, interconnesse, internazionali, disruptive. Credo che il successo delle mie azioni professionali sia legato alla convergenza di competenze, in particolare al modo nel quale riesco a coniugare competenze tecniche alle cosiddette soft skill, in particolare alle azioni di carattere diplomatico. Per avere successo in questo ambito occorre seguire un accorgimento che può sembrare banale: mettersi sempre nei panni della propria controparte, proporre una soluzione che sia sempre il migliore compromesso possibile per tutti e non lasciare mai qualcuno con l’idea che abbia perso. La space diplomacy è uno strumento importante anche connesso alla geopolitica, e si ha successo in questo ambito solo con un ventaglio di competenze ampio, variegate ma sinergiche. Quindi, come dicevo, la base universitaria è stata fondamentale, perché nessuno degli elementi che ho citato può mancare nella ricetta del successo su scala internazionale.

Che cosa sarebbe bene sapere in anticipo se si vuole seguire un percorso come il suo?

Non esiste un modello precostituito, né regole particolari. Ognuno deve costruire se stesso al meglio delle possibilità, ascoltando tutti e poi facendo quello che si ritiene più opportuno per sé e per gli altri. Abbandonare i condizionamenti sociali, considerarsi un cittadino del mondo, essere contrari a qualunque forma di discriminazione. Studiare, essere determinati, affrontare le avversità sapendo che anche attraversare metaforicamente un deserto può avere i suoi aspetti positivi, e non solo quando si raggiunge un’oasi. Viaggiare, perché è solo vedendo con i propri occhi che si capiscono tante cose. Considerare che la scienza è la regina delle discipline perché è internazionale e collaborativa per definizione, perché mostra che il pianeta Terra non appartiene a nessuno, e che vista dallo spazio non ha barriere o confini. Occorre lavorare sodo, e trovare un’occupazione che sia di soddisfazione personale e allo stesso tempo di utilità pubblica. Essere focalizzati e rispettosi delle regole. Convinti che non sono gli ostacoli il problema, ma il modo nel quale si affrontano. Forse ci vuole anche coraggio, soprattutto il coraggio delle proprie idee: questo vale per un percorso come il mio, ma non solo.

Come si può raggiungere una posizione come la sua?

Confesso che non ho mai un obiettivo prefissato in termini di posizionamento. Mi piace fare un mestiere che consenta un cambiamento, in modo che dalla mia azione questo cambiamento sia tangibile ed evidente. Ambizione? Non direi. Voglia di potere? Nemmeno. Serenità che la propria azione porti a qualcosa di positivo. Cercando di fare qualunque cosa al meglio delle proprie possibilità. D’altra parte, questo vale anche in qualunque aspetto della nostra vita, non solo professionale. Ho fatto il liceo scientifico, poi all’Università ho studiato Fisica con indirizzo Astrofisica e fisica spaziale, quindi ho lavorato un anno in una società di sviluppo software, nell’Agenzia spaziale italiana, poi in quella europea, poi a Bruxelles e poi alle Nazioni Unite. Ora, dopo otto anni alla direzione dell’ufficio per gli affari dello spazio extra-atmosferico, ho deciso per una nuova svolta, e ho accettato la sfida propostami da SDA Bocconi school of management di dirigere il laboratorio di Space economy evolution. C’era bisogno di nuovi stimoli, ed ecco di nuovo una scelta coraggiosa e innovativa. Si arriva così a fare il mio lavoro, un passo alla volta, con determinazione e serenità.

Quali sono i fattori che più hanno inciso sulle sue scelte di carriera?

Mi piace la conoscenza, e ancora dopo diversi decenni questo settore mi affascina. Scherzando dico sempre che in realtà ormai sono parte del Sistema Solare, considerando che l’International Astronomical Union (IAU) mi ha dedicato un asteroide, 21887, che prende appunto il nome dipippo e orbita attorno al Sole nella cosiddetta fascia principale, tra Marte e Giove, come riconoscimento del mio lavoro nel settore dell’esplorazione spaziale. Lavorare nel settore spaziale non è soltanto un lavoro: è uno stile di vita.

LE FIGURE PROFESSIONALI

Occuparsi di diplomazia spaziale prevede la collaborazione con persone che organizzano ed effettuano le missioni spaziali e con gli uffici diplomatici di altre nazioni. Per esempio, le figure professionali con cui si hanno maggiori interazioni sono:

  • persone esperte di astrofisica e fisica dello spazio
  • persone esperte di astronomia
  • astronauti ed astronaute
  • persone che si occupano di diplomazia e dinamiche internazionali
  • personale delle agenzie spaziali
  • scienziati e scienziate