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Filosofia, un’impresa per la fioritura personale

Intervista a Maura Gancitano, filosofa, scrittrice e fondatrice di Tlon

Immagine di copertina © Giliola Chistè

Maura Gancitano è la fondatrice, insieme ad Andrea Colamedici, di Tlon, una delle più note e seguite “imprese culturali” del panorama italiano.  Fondanta nel 2015, Tlon è oggi una casa editrice, un bookshop indipendente, un’officina filosofica dove prendono corpo eventi e progetti, podcast e corsi che ruotano intorno alla divulgazione della filosofia, una materia tradizionalmente reputata ostica e accademica, mentre invece per Maura è molto più presente nella nostra quotidianità di quanto immaginiamo. Se sappiamo osservare.

Fino a qualche anno fa, la divulgazione riguardava quasi esclusivamente le scienze, e quando è nato Tlon, c’erano forti dubbi sull’interesse che un progetto come questo potesse riscuotere. Invece che cosa è successo?

Le persone ci hanno stupiti. Forse perché in una società così complessa come quella di oggi, dove abbiamo sempre la netta percezione – che poi è realtà – di poter cogliere solo una minima parte delle dinamiche che viviamo, la filosofia può aiutarci a individuare quante direzioni ci sono intorno a noi che potremmo approfondire.
In che modo le grandi domande della filosofia possono entrare nella quotidianità?
Se parlo di meraviglia, di corpo e di bellezza in filosofia, per esempio, quasi nessuno ha tempo di leggere tutto quanto è stato scritto. E così finisce che ci si demoralizza, e non si approfondisce nulla. Noi partiamo da questioni sociali attuali, come la mancanza di senso della vita, la difficoltà di annoiarsi, riuscire a essere felici. Il successo è anche solo aver illuminato una possibile direzione da approfondire, un filosofo, una corrente, che altrimenti sarebbero rimasti nel buio per una persona.

Qual è l’aspetto che trova più esaltante del suo lavoro?

L’aspetto più esaltante è sicuramente dover continuare a studiare, in modo diverso ma non distante rispetto a quanto amavo fare da ragazza. Per chi si occupa di divulgazione, studiare è l’occupazione fondamentale. Non la principale, perché ve ne sono altre altrettanto importanti come tutte le competenze manageriali che fanno sì che un progetto possa stare in piedi da solo e portare valore alla comunità. Senza la curiosità che può nascere solo da una continua contaminazione fra filosofia e altre discipline, incluse quelle scientifiche, non prenderebbe corpo nessuno dei nostri progetti. La seconda caratteristica che trovo affascinante del mio lavoro è che mi porta a incontrare molte persone dal vivo. Sono proprio gli incontri che fanno nascere in noi domande che non ci saremmo mai posti, e costituiscono quasi sempre il punto di partenza per creare un progetto, contenuti online, un corso, un podcast, un evento pubblico.

Ci spiega che cosa fa una divulgatrice filosofica?

Nella pratica significa sviluppare progetti culturali, studiare e scrivere, viaggiare per gli eventi che tengo dal vivo, che per noi sono più di 200 ogni anno. Oltre a questo, coordino le attività della casa editrice e delle librerie e curo la direzione editoriale insieme a Andrea. Lavoriamo con festival, associazioni, ministeri, università, riviste, case editrici; abbiamo delle persone che ci aiutano per l'organizzazione logistica e amministrativa, ma il lavoro sui contenuti è del tutto nostra responsabilità, ed è molto più impegnativo di quanto si creda. Ricevo molte proposte di collaborazione: cerco di tenere una giusta misura tra lavoro di formazione aziendale e produzione di contenuti per clienti privati e contenuti da diffondere sui social, che invece cerco di fare in modo che siano gratuiti.

Tra le esperienze che ha maturato, quali sono le più utili per il suo lavoro?

Molta della mia quotidianità deriva dall’esercizio. Non si nasce capaci di fare le cose a livello professionale, e non è detto che una caratteristica che abbiamo da giovani – per esempio la timidezza – sia per sempre. Io stessa ero timida e per questo ho iniziato a intervenire in pubblico sin da giovane, e con il tempo ho acquisito capacità che non pensavo avrei mai espresso. Si impara anche ad acquisire la percezione di come le persone stanno “vivendo” un incontro mentre accade, a correggere il tiro e il tono, se necessario, e a creare un percorso nell’incontro accompagnando le persone nell’ascolto. Insomma: a gestire legami e risonanze con la gente. Dal punto di vista pratico, sicuramente il podcasting era un mondo a me inizialmente sconosciuto perché poco frequentato dalla divulgazione filosofica, che invece ho imparato a conoscere e apprezzare molto.

Come si arriva a fare il suo lavoro?

Come tante persone della mia generazione, mi sono innamorata della filosofia a 9 anni leggendo Il Mondo di Sofia, il celebre romanzo sulla storia della filosofia di Jostein Gaarder. Io sono nata e vivevo non in un grande centro, ma a Mazara del Vallo, in Sicilia. Ho aspettato con grande entusiasmo il momento in cui avrei potuto finalmente studiare la mirabolante filosofia raccontata nel libro di Gaarder, e finalmente al terzo anno di Liceo classico ho potuto cominciare. Sono stata fortunatissima perché seppure in provincia, avevo un professore molto stimolante, che proponeva laboratori gratuiti di filosofia che ci coinvolgevano e ci appassionavano. Una persona che non ebbe timore di osare troppo a farci leggere Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt a 15 anni. Mi sono iscritta alla facoltà di filosofia e nel frattempo mi sono appassionata all’editoria, crescendo tuttavia con l’idea che difficilmente questi due amori sarebbero potuti andare a braccetto in un mio lavoro futuro.

Le mie prime esperienze professionali sono state come editor e ufficio stampa, che con la filosofia c’entravano poco. Dopo anni di editoria, ghostwriting incluso, nel 2015 con Andrea abbiamo deciso di creare Tlon, per provare a vedere se invece editoria e filosofia potessero camminare insieme al di fuori dell’universo accademico. La chiave è stata che nessuno di noi era alle prime armi: avevano già molti anni di esperienza nell’organizzazione di eventi culturali e teatrali. A noi poi si era unito un altro socio e amico che si occupava di tutta la parte amministrativa e commerciale, senza la quale le imprese non stanno in piedi. Ci tengo a precisa che non avevamo capitali iniziali: siamo semplicemente partiti sapendo fare le cose. Questo aspetto è cruciale, perché spesso si intende il lavoro culturale come qualcosa di romantico. No, non basta la passione, non basta studiare la filosofia per viverci.

Inizialmente organizzavamo eventi culturali, e poi piano piano sono nate la casa editrice e la libreria indipendente, man mano che entravano nuovi soci. Il nome Tlon nasce da un racconto di Jorge Luis Borges contenuto nel bellissimo libro Finzioni. Nella storia piano piano la favola si sostituisce alla verità: Tlon è una narrazione sull’epoca della post verità, che rappresentava il modo con cui leggevamo la nostra, di epoca.

Perché ha scelto questo lavoro?

Sin da piccola avevo due sogni: studiare e viaggiare. Oggi sono di fatto ancora gli stessi, e questa professione così creativa mi permette di soddisfarli entrambi. Non è stata tuttavia una passeggiata! Una cosa molto importante da chiarire alle giovanissime generazioni è che a 18 anni non può, non deve neppure, essere tutto chiaro. Serve molto tempo per maturare una consapevolezza su ciò che si è davvero, su come siamo fatti e su ciò a cui siamo disposti a rinunciare e quello che invece rimane il nostro io più vero. Non bisogna avere fretta, né farsi dominare dall’idea di essere in ritardo rispetto ad altri che sembrano aver già individuato le “chiavi del successo”. Il successo nella vita è saper cambiare strada, correggere il tiro, sperimentare nuove direzioni.

Quando è nata Tlon io avevo 28 anni, e due figli. Se ho maturato un’idea come Tlon è perché avevo già lavorato vari anni in realtà editoriali facendo moltissime esperienze diverse, seguendo progetti di vario tipo, che mi hanno permesso di capire che cosa era fatto per me e che cosa no. Dall’esterno sembra che tutto abbia funzionato facilmente, invece no. Tlon oggi esiste da diversi anni e posso garantire che è stato tutto lento e faticoso, seppure entusiasmante. La divulgazione è come una pianta da frutto. Per ottenere frutti buonissimi è necessario dedicare molto tempo alla preparazione del terreno, e alla concimazione, con pazienza e competenza. Bisogna avere pazienza è “seguire il labirinto” - sempre per tornare a Borges - ovvero le esperienze che ci ispirano anche quando non è così chiaro dove ci porteranno e che sembrano incoerenti con il percorso “classico” o con la strada più breve.

Per concludere, che cosa è bene sapere se si vuole fare il suo lavoro?

Il nostro non è un hobby, ma un lavoro, e come in tutte le professioni, per riuscire bene serve essere affidabili e sapersi organizzare. L’affidabilità rispetto alle scadenze, e alla gestione della mole di lavoro che ci siamo presi sulle spalle è cruciale per far sì che chi lavora con te sia soddisfatto e parli bene di te ad altre persone per altri progetti interessanti. Questo non è un mestiere per geni sregolati, ma per persone organizzate e molto ben concentrate.

Oltre a studiare i contenuti della filosofia, ho dedicato molto tempo ad approfondire gli  strumenti digitali del project management, che al contrario di quanto si può pensare non inaridisce il lavoro culturale, ma permette di concentrarsi meglio sulle cose importanti.

Un’altra cosa da sapere è che sebbene rispetto a qualche anno fa, iniziative come la nostra siano sempre più frequenti e quindi comprese, anche grazie ai social media, talvolta in alcuni contesti rimane il sospetto che divulgare la filosofia possa in qualche modo impoverirne il messaggio. La nostra sfida è mostrare che non è così.

FILOSOFIA IN PRATICA

Ci può fare un esempio di come avete realizzato un progetto?

Un progetto interessante a cui abbiamo lavorato di recente è un podcast, Pensare europeo, realizzato grazie a una proposta del Parlamento europeo, per raccontare in otto puntate che cosa significa vivere nella complessità oggi. Abbiamo parlato di sostenibilità, di dati, di democrazia. A dicembre 2020 abbiamo iniziato a strutturare il lavoro pensando a quali temi affrontare e a come strutturarli, e a ottobre 2021 ci siamo recati a Strasburgo per partecipare ai lavori della Conferenza Giovani che ci avrebbe aiutato a realizzare il progetto. Nel 2022 finalmente il podcast ha preso corpo con interviste a europarlamentari e attivisti, con un twitter space per la discussione. Oggi il podcast è ascoltato e usato molto nelle scuole per affrontare i temi chiave dell’educazione civica. Il podcasting ci piace molto e riusciamo a produrlo interamente da noi, a casa nostra. Negli anni abbiamo investito in strumentazione tecnica, che consiste in un buon microfono e abbiamo insonorizzato un po’ una stanza della nostra abitazione. Anche qui si è trattato di mettersi in gioco imparando a fare cose nuove, come scrivere per un podcast, immaginarne suoni aggiuntivi, apprendere i rudimenti del montaggio audio e il funzionamento delle piattaforme di distribuzione del podcast finito, che era a nostro carico. A questo si aggiungono competenze di logistica e contabili.