Orientamento #STEM

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Dai tuoi interessi al mondo del lavoro

Creare fragranze

Intervista a Roberto Dario, chimico e profumiere

Immagine di copertina per gentile concessione di Roberto Dario

Chimico di formazione, Roberto Dario si avvicina al mondo dell’olfatto quando la sua curiosità lo spinge a saperne di più sugli odori delle molecole con cui lavorava in laboratorio come ricercatore. La scoperta di questa nuova dimensione sensoriale, lo porta prima a interessarsi alle tecnologie di estrazione delle essenze naturali, e poi a intraprendere il percorso per diventare profumiere, arte nella quale conoscenza chimica e passione per gli odori si sono fuse permettendogli di esplorare, in tutta la sua complessità, il mondo olfattivo.

Il suo lavoro è poco conosciuto, ci aiuta a capirlo meglio raccontandoci, per esempio, qual è la sua “giornata tipo?

La mia giornata tipo, da libero professionista, è sicuramente diversa da quella di un profumiere che lavora per un’azienda o per un brand di profumeria. Nel quotidiano sono tre le attività principali che svolgo, alle quali, a seconda delle necessità, dedico di volta in volta, tempi diversi. Innanzitutto il naso deve essere sempre tenuto in allenamento: questo mi permette di affinare costantemente nel tempo, la mia capacità di riconoscere le materie prime e le loro sfaccettature olfattive, così da poterne valutare la qualità, la persistenza, l’intensità e così via, approfondendone ogni volta la loro conoscenza per trovare, poi, le note giuste da inserire nei miei lavori.

Come si allena il naso?

È come andare in palestra: si odorano e ri-odorano in sequenza una serie di materie prime in un certo lasso di tempo. In questi esercizi bisogna tenere conto anche dell’affaticamento dell’olfatto e, per questo, di solito faccio sessioni di allenamento diverse, a seconda delle giornate, che durano dai 30 ai 60 minuti circa, intervallati da brevi pause di qualche minuto, per far riposare e “prendere aria” al naso, per evitare che si assuefi troppo agli odori.

Ritornando alla giornata ideale, qual è la seconda attività?

La seconda attività consiste nel portare avanti i progetti di profumeria che mi sono stati commissionati. La creazione di un profumo si compone di più fasi articolate tra loro. Inizialmente si definisce con il cliente il brief, ossia il documento che contiene tutte le informazioni che un profumiere deve avere per poter creare un profumo. Tra le tante, si stabiliscono il tema principale che deve esprimere il profumo, le materie prime che il cliente preferisce e richiede siano presenti nel suo prodotto e si concorda la concentrazione alla quale deve essere poi commercializzato il profumo. Una Eau de Parfum, ad esempio, è più concentrata dell’Eau de Toilette, determinandone una persistenza maggiore. Una volta definito il brief inizia l’attività creativa e di ricerca vera e propria: seleziono tutte le le materie prime che mi servono e comincio a formulare, ovvero a mettere in miscela i diversi componenti del profumo identificati per concretizzare l’idea del cliente. Nascono così i primi campioni della fragranza che vengono poi condivisi con il committente al fine di decidere quali siano quelli da affinare ulteriormente, introducendo nuovi ingredienti o sostituendone alcuni, oppure modificandone le concentrazioni. Ci sarà quindi un nuovo set di campioni e un nuovo confronto e nuove riformulazioni finché si arriva al profumo ricercato dal committente. A questo punto si congela la formula del profumo e si passa alla sua successiva fase di produzione. Tutto questo lavoro richiede anche una capacità comunicativa e una buona dose di empatia per esprimere in maniera esaustiva le ragioni delle mie scelte e illustrare l’aspetto tecnico del mio lavoro, così da permettere al cliente di essere anche parte attiva nella creazione del suo profumo.

Infine, qual è la terza tipologia di attività del suo lavoro?

La terza attività è quella relativa alla formazione e alla comunicazione. Da un lato devo mantenermi sempre aggiornato sugli aspetti legislativi, dall’altro devo accrescere le mie conoscenze sulla materia, sia da un punto di vista storico-culturale sia tecnico-scientifico. Essere aggiornato periodicamente con le indicazioni della legislazione cosmetica europea, una delle più avanzate del mondo, è molto importante per sapere quali ingredienti si possono utilizzare, quali no e quali possono essere utilizzati in quantità limitate.

Qualche anno fa ha provato a riprodurre il mitico kyphi, l’incenso bruciato nei templi egizi nelle ore serali. Che cosa l’ha spinta a fare questo viaggio nel tempo olfattivo e come ha portato avanti questo progetto?

Sono un grande appassionato di storia ed in particolare di storia antica e mitologia; nel corso delle mie letture mi sono imbattuto nella storia di questa misteriosa miscela profumata: il kyphi, il sacro incenso degli Egizi, il cui profumo aveva doti rilassanti secondo il racconto dello storico Plutarco, che per prima ne ha parlato nei suoi scritti a seguito della sua vista in Egitto datata tra il 50 e il 125 D.C.. Secondo quanto narrato, nei templi egizi venivano bruciati 3 tipi di incenso: il frankincenso al mattino, la mirra a mezzogiorno e il kyphi alla sera.

La formula ed il processo di preparazione del kyphi furono rinvenute dagli archeologi scolpite sui muri dei laboratori dei templi di Edfu e Philae. Ho così ricercato e studiato i testi che riportavano la traduzione dei testi geroglifici di questa scoperta che mi hanno poi aiutato nel processo di ricostruzione di questo incenso sacro. Mettendo insieme i 16 ingredienti riconosciuti per produrre il Kyphi, ho ottenuto alla fine una pasta dal colore scuro, malleabile che, ridotta in piccole sfere, ho lasciato asciugare al sole. Bruciando questo incenso si è liberato un profumo particolare e unico che ho fatto testare anche ad altri professionisti e storici della profumeria, i quali si sono complimentati per il lavoro svolto e per aver dato loro la possibilità di sentire un profumo che arrivava dal passato.

La cosa più interessante di questo emozionante viaggio nella storia del profumo è stata quella di scoprire che le procedure e le tecniche di produzione che seguivano gli antichi egizi erano molto simili a quelle che segue un moderno tecnologo di processo industriale. È stato un altro passo per capire ancora meglio il lavoro che faccio oggi.

Quando è diventato un profumiere? Nel tuo percorso professionale cosa ha imparato studiando e cosa sul campo?

Fin da piccolo ho sempre avuto una curiosità tecnico-scientifica. Mi sono laureato in chimica e ho iniziato a lavorare prima come ricercatore sintetista e poi come sviluppatore di processi chimici. Nella mia carriera sono passato da tecnico di laboratorio a responsabile di impianto chimici, da lavorare con le provette a gestire di un reattore industriale.

Parallelamente, dopo essere stato incuriosito da un libro che trattava di profumi e di estrazione di materie prime naturali, ho iniziato a interessarmi alla profumeria. Riconoscere, maneggiare e trasformare le sostanze chimiche era il mio lavoro quotidiano e le tecniche di estrazione delle materie prime naturali sono state il mio primo approccio al mondo della profumeria: in pratica ho trasferito le mie conoscenze in un ambito diverso. Da autodidatta, quindi, ho iniziato a provare ad odorare le sostanze aromatiche più comuni come la lavanda, la cannella, il geranio, etc. procurandomi poi in erboristeria anche i rispettivi gli oli essenziali. 

Nel 2007, non più soddisfatto delle prospettive date dal settore nel quale lavoravo, ho deciso di portare avanti questo mio “percorso parallelo”. Mi sono reso conto che la mia formazione tecnico-scientifica in chimica era importante per comprendere le molecole odorose ed il loro comportamento, tuttavia non era sufficiente: avevo bisogno di una formazione più ampia e nello stesso tempo più specifica nel campo della profumeria. Ho ricercato allora un corso specifico che potesse colmare le mie lacune. Nel 2008 ho pertanto deciso di frequentare a Grasse, in Francia, il Grasse Institute Of Perfumery. Con il corso ho imparato ad annusare, a esercitare la memoria olfattiva, a conoscere e memorizzare le principali materie prime naturali e sintetiche utilizzate in profumeria. Una full immersion molto importante che mi ha fatto capire cosa dovevo fare per intraprendere questo percorso in maniera professionale. Tornato a casa, ho quindi iniziato ad organizzare le materie prime che avevo, ne ho comprate di nuove ampliando la mia collezione ed ho investito ancora sulla formazione. Ho iniziato a visitare le fiere di settore in Italia ed all’estero, e, infine, ho avviato i miei primi rapporti professionali con privati e con aziende produttrici di materie prime e stretto amicizia con professionisti del settore italiani ed esteri.  Mi sono creato un network di conoscenze che è stato utile nella costruzione della mia carriera di libero professionista che è iniziata ufficialmente nel 2013.

Che percorso consiglierebbe a chi vuole diventare un profumiere?

La mia formazione ha avuto una curva di apprendimento lenta dal momento che mi sono costruito da solo il mio percorso.  A chi vuole intraprendere la carriera da profumiere consiglio di iniziare al più presto e rivolgersi alle giuste sedi di formazione. Anche se al momento i riferimenti principali restano le istituzioni francesi con in testa il GIP a Grasse e l’ ISIPCA a Versailles, anche in Italia da qualche anno si stanno attivando corsi ufficiali, percorsi didattici organizzati dalle università di Firenze, Ferrara e Padova, senza dimenticare anche i corsi proposti da Mouillette&Co, la prima azienda italiana attiva nel settore della formazione, didattica e conoscenza della profumeria.

Come sbocchi lavorativi, è importante sottolineare che la creazione di profumi non è l’unico mestiere che si può fare con una formazione olfattiva. I nasi, come viene chiamata nel gergo questa la professione, che si occupano della cosiddetta  profumeria fine sono molti meno rispetto, per esempio, di quelli che si occupano, invece, della profumeria funzionale che riguarda il settore dei prodotti cosmetici, per la detergenza e la cura della casa ecc.,  che devono essere caratterizzati da un profumo gradevole. Non bisogna, poi, dimenticare il mondo degli aromi alimentari: come un profumiere costruisce il profumo, l’aromatiere costruisce l’aroma alimentare che rende piacevole e godibile al gusto e all’olfatto molti dei prodotti alimentari confezionati che troviamo al supermercato.

SCIENZA IN PRATICA

Oli essenziali. cosa sono e come si estraggono?

Quando parliamo di oli essenziali parliamo di una parte molto importante della palette delle essenze che si utilizza per creare profumi. Essi sono sostanze volatili ottenute per distillazione in corrente di vapore dal materiale vegetale di una singola pianta di cui poi portano il nome. Dal punto di vista chimico gli oli essenziali sono delle miscele complesse di molecole chimiche di cui i principali componenti sono terpeni, alcoli, aldeidi, chetoni, acidi grassi, composti azotati e solforati. La distillazione in corrente di vapore consiste nel far passare attraverso la materia vegetale il vapore prodotto per ebollizione dell’acqua: questo penetra nelle membrane cellulari vegetali della pianta e libera le sostanze aromatiche volatili. Queste passano rapidamente in fase gas, correndo insieme al vapore acqueo fino al primo punto freddo dove raffreddandosi repentinamente da 100 a 20 °C circa, condensano insieme al vapore e siccome la densità degli oli essenziali è minore di quella dell’acqua questi galleggiano su di essa. Le due fasi liquide vengono infine separate: la fase acquosa è chiamata idrolato e contiene ancora una piccola parte di oli essenziali e risultando profumato può essere utilizzato sia nella produzione di prodotti cosmetici oppure rimesso in circolo per un’altra distillazione. L’olio essenziale ottenuto invece è pronto per essere utilizzato in profumeria, cosmetica o aromaterapia.

Ci sono materie prime sintetiche che, sostituendo quelle naturali, ci hanno permesso di realizzare profumi più sostenibili?

Oggi in profumeria le materie prime naturali sono tutte di origine vegetale. In passato si sono utilizzate anche quattro materie prime di origine animale: l’ambra grigia, il musk, il castoreo e lo zibetto. Queste materie prime erano molto ricercate sia per il loro odore particolare sia perché permettevano ai profumi che le contenevano di essere molto persistenti.

l’ambra grigia deriva da una concrezione intestinale sviluppata dal capodoglio e veniva raccolta sulle spiagge dove erano di passaggio i cetacei. Il musk e il castoreo venivano estratte dalle ghiandole addominali di animali, nel primo caso di un piccolo cervide dell’asia centrale, il Moschus moschiferus, nel secondo dal castoro. Dalle secrezioni ghiandolari di un altro piccolo mammifero africano, simile a un gatto, la Viverra civetta, si otteneva invece lo zibetto. Tranne che per l’ambra grigia, l’estrazione e l’uso di questi ingredienti implica l’uccisione o il procurare sofferenza agli animali e perciò non sono più permesse e la profumeria ha smesso di utilizzarli.

Ma, quando sono state sviluppate le tecniche analitiche come la gascromatografia-spettrometria di massa (GCMS) che hanno permesso di dedurre la struttura chimica delle molecole responsabili dell’odore di questi ingredienti, si è riusciti a sintetizzarle in laboratorio e questo ha permesso di offrire ai profumieri queste molecole senza doverle continuare ad attingere dagli animali.

È possibile distinguere con l’olfatto una materia prima naturale da una sintetica?

Le materie prime naturali presentano delle qualità olfattive, quelle che in gergo si chiamano “sfaccettature”, che le materie prime di sintesi riescono difficilmente a riprodurre: queste presentano degli odori molto più “diretti” e forti a differenza della morbidezza e complessità che esprimono gli ingredienti naturali. Già queste caratteristiche olfattive bastano a un naso allenato a sapere distinguere tra questi due mondi, il naturale e il sintetico che però, nella profumeria moderna, sono intimamente connessi: si possono creare profumi originali e innovativi solo mischiandole insieme, dove la conoscenza tecnica e artistica del profumiere riesce a domarle per ottenere effetti olfattivi sempre più nuovi e sorprendenti.

LE PROFESSIONI

Il settore profumiero impiega diverse figure professionali, alcune delle quali sono libere professioniste, altre sono impiegate in azienda.

Il naso, nel gergo, è la persona che crea la fragranza, che conosce le materie prime e sa miscelarle e modularle per ottenere profumi sempre originali e nuovi. In genere il naso collabora con le persone responsabili dello sviluppo del prodotto, che seguono tutti gli aspetti legati alla produzione dei profumi, e con le persone che si occupano del controllo della qualità delle materie prime e dei prodotti.

Nelle aziende profumiere ovviamente hanno grande importanza anche le figure che si occupano di valutare il prodotto e quelle responsabili di marketing e comunicazione.

Una figura professionale particolare, che opera generalmente al di fuori dell’azienda come libera professionista, sono i ricercatori e le ricercatrici di materie prime: solitamente hanno una formazione tecnica (botanica, chimica) e vanno in giro per il mondo a scoprire specie botaniche nuove o poco conosciute da studiare per ottenere nuove essenze o nuove molecole aromatiche.

Per approfondire prospettive occupazionali e percorsi di studio, leggi Obiettivo: ricerca e produzione chimica.