Orientamento #STEM

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Dai tuoi interessi al mondo del lavoro

Innovazione e sicurezza: le regole del gioco

Intervista a Cristina Emanuel, laureata in chimica industriale, si occupa di Affari scientifici e regolamentari in ambito cosmetico

Immagine di copertina gentilmente concessa da Cristina Emanuel

Cristina Emanuel è laureata in chimica industriale e, in qualità di direttrice del team di Affari scientifici & regolamentari, oggi è responsabile della gestione dei rapporti di L’Oréal Italia con gli enti regolatori a livello nazionale e internazionale, per fornire a chi sviluppa i cosmetici istruzioni utili per la messa a punto di nuovi prodotti: quali sostanze possono usare, in che modo e in che dosi, quali prove e test è necessario fare per produrre cosmetici efficaci e di qualità.

Ci può spiegare che cos’è un team di Affari scientifici & regolamentari di un’azienda cosmetica?

Mi piace pensare al mio lavoro come la garante per conto dell’azienda che le promesse fatte al consumatore, per esempio che le etichette sul prodotto o le campagne pubblicitarie, siano promesse reali, e cioè che la fiducia nel nostro marchio sia ben riposta. Significa garantire sicurezza, qualità, efficacia, un prodotto tecnologicamente innovativo e concepito con attenzione all’impatto ambientale, conforme alla normativa e che corrisponda in tutto e per tutto a quello che c’è scritto nella confezione. Di fatto, insieme al mio team gestisco i rapporti con gli enti regolatori nazionali e internazionali, e con le associazioni di categoria, cioè con tutti gli altri portatori di interesse, per essere certa che tutti i nostri scienziati e ricercatori lavorino seguendo le regole prescritte a livello locale e internazionale e che quindi tutti i nostri prodotti siano a norma, con etichette complete e corrette, e con formule  verificate, innovative e sostenibili. In Italia l’autorità competente per il cosmetico è il Ministero della Salute, con un suo dipartimento specifico. In caso di ispezioni, inchieste e controlli, noi siamo i primi interlocutori. Predisponiamo inoltre i dossier e la documentazione per l’immissione dei nuovi prodotti sul mercato o per le richieste da parte delle autorità di controllo.

Come è la sua giornata tipo?

Sebbene sia una chimica, e continui a fare la chimica ogni giorno, il mio è un lavoro di ufficio, che si svolge davanti al computer o in riunione, con i collaboratori ed i colleghi, e che richiede tanta lettura e tanta scrittura, per cui è adatto a chi ama la scienza ma anche il lavoro di divulgazione scientifica e di editing sui testi tecnico-scientifici. La maggior parte della giornata si svolge in attività più operative come la risoluzione di problemi e la discussione di nuove proposte e progetti. L’Oréal ha decine di migliaia di formule sul mercato, quindi le cose da gestire sono sempre molte!

Di fatto durante il giorno leggo e scrivo molto. Ogni giorno c’è tantissimo materiale fra nuovi regolamenti e letteratura, e il nostro compito è tradurre tutte queste informazioni complesse in modo più semplice, sia per i nostri ricercatori e colleghi di altri dipartimenti, che per il consumatore, per esempio nelle attività di comunicazione. È un lavoro di editing e di revisione che richiede una solida competenza scientifica di base. I miei interlocutori sono in azienda i colleghi del marketing, del business, delle funzioni operations, l’ufficio legale e l’ufficio comunicazione, ma anche i colleghi che stanno nei laboratori di ricerca e innovazione. A livello internazionale essendo una multinazionale ho a che fare ogni giorno con persone che in altri Paesi si occupano di affari regolatori e questo è molto interessante per me.

Quali sono gli aspetti più esaltanti del suo lavoro?

Sicuramente per un’appassionata di cosmetica, lavorare in questo settore è il massimo. La cosmetica è un settore interessantissimo. Un altro aspetto esaltante è sicuramente il grande network di cui si può fruire in una realtà come la mia, e quindi la possibilità di avere a che fare con colleghi stranieri, di altri paesi e nazionalità, con linguaggi differenti e modi di fare differenti, specie lavorando tanto con le sedi all’estero e con enti sovranazionali.

Che cosa ha imparato studiando e che cosa sul campo?

Ho imparato tanto del mestiere regolamentare sul campo perché con una laurea in chimica industriale non era scontato lavorare in un’azienda cosmetica e non c’erano esami specifici. Inizialmente ho lavorato nel reparto di controllo qualità di un’azienda metalmeccanica e poi nel dipartimento di ricerca e sviluppo per un’azienda chimica. Mi sono formata in questo settore grazie  all’expertise  delle persone che mi hanno guidata quando sono arrivata, grazie ai corsi di formazione, e soprattutto lavorando fianco a fianco di colleghi ed esperti nelle associazioni di categoria confrontandomi con persone che fanno lo stesso lavoro in altre aziende. Queste ultime da una parte sono competitor, ma nel nostro settore sono anche alleate, perché spesso c’è coesione su questioni regolamentari. Per esempio, quando si devono raccogliere i dati tecnici su un ingrediente o discutere come ottimizzare il modo di trasferire un messaggio al consumatore, o sulle questioni di sicurezza dei prodotti, il punto di vista è spesso condiviso.

Qual è stato il suo percorso?

Sono arrivata al settore cosmetico con il tempo e senza prevederlo con largo anticipo, sebbene fossi sempre stata appassionata del settore. Ho frequentato il liceo classico e sono stata felicissima della scelta, la considero l’esperienza più formativa della vita. Verso la fine però mi sono resa conto che desideravo un percorso più lineare, che mi avrebbe permesso finiti gli studi di trovare subito un impiego. Era una mia priorità, e infatti poi è stato così, anche se gli accidenti di percorso ci sono sempre. Le aziende fallivano anche negli anni Novanta e la mia era fallita durante le vacanze di Natale senza che ne sapessimo nulla! L’importante è guardare sempre avanti. Mi sono laureata in chimica industriale all’Università di Torino (al tempo le lauree erano quinquennali, senza suddivisione fra triennale e magistrale), anche se con il senno di poi mi dispiace non essermi iscritta al Politecnico, che era il mio desiderio. Purtroppo, molti intorno a me mi dicevano che con il liceo classico avrei fatto troppa fatica al Politecnico, e mi sono fatta influenzare. A cose fatte, essendomi laureata in tempo senza alcun problema in chimica, so che sarei probabilmente riuscita anche al Politecnico. Anche questa è un’importante lezione di vita: mai farsi spaventare dalle paure degli altri. Appena laureata ho trovato subito lavoro, ma dove sono ora, è stata la mia quarta azienda. È stato utile fare diverse esperienze, perché all’inizio non avevo le idee chiare, e mi si sono chiarite proprio lavorando in realtà diverse. Oggi grosso modo il percorso è lo stesso: serve una laurea scientifica di base, ma esistono dei master di specializzazione per avviare al settore cosmetico e al regolatorio, anche se ho diverse colleghe giovani che sono arrivate in azienda dopo la laurea senza master. Se ci sono competenze e interesse ci si forma sul campo.

Quali “doti” servono per fare il suo lavoro?

È un lavoro di mediazione fra interessi diversi, e il punto di forza è non demordere e saper negoziare, anche  se talvolta c’è difficoltà a farsi ascoltare perché ti confronti con persone con obiettivi e interessi diversi. È anche  un lavoro pesante e oneroso perché la complessità delle tematiche è enorme,  e questo perché,  a fronte delle sfide ambientali e della necessità di integrare gli sviluppi tecnologici, diventa sempre più articolato l’insieme delle norme e dei regolamenti dell’Unione Europea. Servono capacità di dialogo e di cooperazione, doti di pazienza, umiltà e resilienza. E voglia di imparare sempre, non c’è mai nulla di statico.

LE PROFESSIONI

Chi si occupa di affari regolatori interagisce con molte persone diverse, con ruoli differenti, all’interno e all’esterno dell’aziende, per esempio

  • internamente all’azienda, con persone degli uffici marketing, commerciale, delle funzioni operativi, legale, della comunicazione corporate, del laboratorio di ricerca e innovazione
  • a livello a livello internazionale, con persone che in altri Paesi o presso la sede centrale dell’azienda si occupano di affari regolatori
  • esternamente, con personale degli enti regolatori

Le relazione con chi si occupa di ricerca e innovazione sono particolarmente intense perché il lavoro parte sempre dai dati tecnici e scientifici, che devono essere “tradotti” perché diventino accessibili internamente, agli altri reparti, o fruibili dall’autorità o dalla clientela.