Orientamento #STEM

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Dai tuoi interessi al mondo del lavoro

In difesa delle colture

Intervista a Daniele Villa, agronomo, che conduce sperimentazioni sul campo

Appassionato di agricoltura fin da piccolo, Daniele Villa studia alla Facoltà di Agraria presso l'Università degli Studi di Milano. Approda in Agricola 2000 prima di finire gli studi e inizia a lavorare nella sperimentazione, dapprima nella difesa delle colture, poi nel miglioramento genetico per poi ritornare nella difesa. È alla guida dell’azienda dal 2011.

Quali sono gli aspetti del suo lavoro che la entusiasmano di più?

Ho studiato agraria seguendo la passione che fin da bambino avevo per il mondo agricolo. Quando ho iniziato a lavorare mi sono subito entusiasmato perché ho potuto toccare con mano tutto quello che all’università avevo studiato come insieme di nozioni teoriche. Ho potuto conoscere tantissime colture, tantissime casistiche, tantissime problematiche per le quali cercare soluzioni: capire come avvengono in campo i cicli colturali, come funzionano i prodotti che studiamo. È un lavoro molto vario, ogni anno si impara qualcosa di nuovo.

Ci sono invece aspetti critici?

Un ingegnere probabilmente guadagna più di un agronomo, ma se il lavoro è appagante anche l’aspetto economico passa in secondo piano, nei limiti del possibile. Sicuramente il lavoro dell’agronomo è faticoso anche dal punto di vista fisico: si lavora sotto il Sole, in mezzo alle piante, facendo i conti con urticanti e parassiti. La campagna non è così idilliaca come può sembrare da fuori. Ma fa parte del gioco e in un certo senso è anche il bello di questo mestiere.

Qual è stato il suo percorso lavorativo?

Ho iniziato come lavoratore stagionale prima ancora di laurearmi. Ero iscritto al terzo anno della facoltà di Agraria dell’Università di Milano quando ho saputo che la cooperativa cercava personale integrativo per la stagione agraria. Ho iniziato come supporto ai tecnici di campo, poi sono diventato a mia volta tecnico di campo. Nel frattempo ho terminato gli studi e quindi sono entrato a tempo pieno nell’azienda. Via via ho avuto sempre più responsabilità, sono stato promosso a coordinatore dell’area e infine mi è stato chiesto di diventare presidente.

Come è cambiato il suo lavoro da quando è diventato presidente?

All’inizio ero un po’ preoccupato, intanto perché ero molto giovane e non avevo competenze manageriali, poi perché mi piaceva molto il lavoro che facevo prima e mi pesava l’idea di dedicare tempo ad altre cose, più lontane dalla mia sensibilità. Però ho deciso di accettare e lasciarmi coinvolgere e sono felice della mia scelta. Sono ancora supervisore scientifico per diversi progetti, ma ho dovuto abbandonare la parte squisitamente tecnica. Ho dovuto imparare a occuparmi degli aspetti gestionali e amministrativi, ma ho trovato anche questo appassionante perché mi ha dato la possibilità di vedere crescere l’azienda e soprattutto le persone intorno a me. Considero un grande successo essere riuscito a creare una squadra autonoma, collaborativa, fatta di persone che hanno sempre voglia di imparare. Pur avendo cambiato mansioni e competenze sono contento del passo che ho fatto per via dei risultati che stiamo ottenendo. Se dovessi dare un suggerimento ai più giovani direi di essere sempre affamati di conoscenza, di leggere, seguire corsi il più possibile trasversali, e se si ha una curiosità cercare di soddisfarla fino in fondo.

La sua è un’azienda che lavora nella filiera agricola, dietro le quinte della produzione. Ci racconta brevemente di cosa vi occupate?

Ci occupiamo di sperimentazione e ricerche in agricoltura sotto diversi aspetti. Lavoriamo con le aziende che producono semi, soprattutto mais e cereali a paglia, poi soia, sorgo, girasole e riso, testando i loro prodotti prima che vengano immessi sul mercato. Facciamo anche assistenza al miglioramento genetico, quelle operazioni di incrocio e selezione che servono a sviluppare nuove varietà, e iscriviamo queste ultime al registro nazionale. Lavoriamo poi con le aziende che realizzano prodotti per la nutrizione e la difesa delle colture – fertilizzanti, biostimolanti, diserbanti, insetticidi, fungicidi – anche in questo caso sperimentandoli in campo prima della vendita.

Collaboriamo con diverse università per la ricerca e per progetti di filiera, che coinvolgono anche agricoltori, distretti di agricoltori e trasformatori. Infine facciamo formazione per il rilascio del cosiddetto patentino fitosanitario, che consente agli agricoltori di acquistare e utilizzare i prodotti fitosanitari.

In che misura il suo percorso è stato lineare e cosa invece si è trovato a fare senza averlo previsto?

Da un lato mi ritengo fortunato perché lavoro in un ambiente che mi ha sempre appassionato. Quando ho iniziato a studiare però avevo un’aspettativa diversa: pensavo soprattutto all’allevamento, ma non ho mai visto animali nella mia carriera. Di contro, ho trovato un mondo che mi ha entusiasmato allo stesso modo. Ho conosciuto un lavoro che non immaginavo esistesse. All’università nessuno mi aveva parlato del tecnico sperimentatore di campo e dei cosiddetti centri di saggio, aziende come la nostra che servono a validare i nuovi prodotti prima che vengano immessi sul mercato. Non immaginavo nemmeno che avrei fatto carriera fino a diventare responsabile di un’azienda.

Se guardo alla mia storia, posso dire che bisogna partire senza preconcetti, abbracciare la realtà che si incontra e dare il tutto per tutto. Penso che in questo modo, qualsiasi cosa si faccia, si possa trovare un appagamento, anche se la strada è diversa da quella immaginata. Probabilmente altri hanno invece da subito obiettivi molto chiari che riescono a perseguire dedicandosi con perseveranza. Sono due strade diverse, ma in entrambe il lavoro è una componente fondamentale. Sporcarsi le mani, mettere la testa, lasciarsi coinvolgere emotivamente.

Al di là delle vicende personali, secondo lei il lavoro nel tempo comunque è cambiato, ci sono professioni che non sono le stesse?

Assolutamente sì, il mondo del lavoro sta cambiando molto velocemente, anche quello dell’agricoltura. Quando ho iniziato, nel 2003, le prove in campo erano gestite più o meno allo stesso modo, ma i tempi di risposta erano completamente diversi. Il cliente forniva il prodotto a marzo, voleva un aggiornamento a metà prova e un report finale a settembre-ottobre. Adesso l’aggiornamento è quasi continuo, comunicazione e velocità sono diventate fondamentali. Un’altra innovazione riguarda le tecnologie: dalle videochiamate, che rendono molto più agevoli le comunicazioni, a strumenti come droni e sensori ottici, che consentono di vedere ciò che è invisibile a occhio nudo e di conseguenza richiedono software per analizzare immagini e gestire innumerevoli quantità di dati. Anche in agricoltura si fa strada la cosiddetta “internet of things”, con sensori applicati alle piante per seguirne lo sviluppo e monitorare la presenza di parassiti, così come l’intelligenza artificiale, per non parlare della robotica.

Per un giovane ritengo fondamentale coltivare la multidisciplinarietà. È sempre stata una caratteristica della facoltà di agraria, in cui si studiano chimica, biologia, agronomia, meccanica. Oggi è sempre più necessario conoscere anche l’informatica, naturalmente le lingue straniere – meglio se più di una – e possedere competenze trasversali: saper comunicare, gestire i rapporti, negoziare, lavorare in gruppo.

Qual è la giornata tipo in azienda, ammesso che esista una giornata tipo?

L’attività segue un andamento stagionale. In inverno si pianifica il lavoro e si stabilisce quali saranno le prove. Dalla seconda metà di marzo inizia l’uscita in campo per il settaggio delle prove e l’applicazione dei prodotti, dopodiché parte la raccolta dati che – almeno per la sede vicino a Milano – dura fino a metà ottobre, con il raccolto. In parallelo e soprattutto nei mesi successivi, in autunno e inverno, si procede all’analisi dei dati e alla stesura dei rapporti. La giornata tipo quindi varia con le stagioni: in autunno e inverno si resta in azienda per analizzare dati e stilare rapporti, nonché pianificare e curare la manutenzione delle attrezzature; in primavera ed estate si passa molto tempo in campo per applicare i prodotti o raccogliere dati.

La mia attività dipende meno dalle stagioni, ma non esiste una giornata tipo. Di volta in volta mi occupo di supporto commerciale, di coordinamento del lavoro, soprattutto riguardo la gestione delle persone, di strategie di sviluppo, di amministrazione. Viaggio molto per incontrare clienti, possibili partner, colleghi all’estero.

SCIENZA IN PRATICA

Che cosa fa un tecnico sperimentatore di campo?

Il tecnico di campo segue un protocollo di studio con una lista di prodotti da testare su una determinata coltura. Prima di tutto deve scegliere la località dove svolgere la prova, in base al tipo di coltura e alla presenza o meno dell’eventuale patogeno contro cui si sperimenta il prodotto, e trovare un agricoltore disposto a ospitare la prova. Una volta scelta la porzione di campo idonea la divide in parcelle più piccole sulle quali applicare i diversi prodotti, replicando le singole parcelle per garantire un’analisi statistica più solida. Inizia quindi la valutazione di efficacia. Nel caso dei fertilizzanti significa verificare come la coltura risponde alla nutrizione. Nel caso di prodotti di difesa significa verificare come questi impediscono a determinati organismi nocivi di condizionare le rese: possono essere insetti, funghi o piante infestanti che competono per la disponibilità di luce, acqua e nutrienti del suolo e fanno quindi ridurre la produzione agricola. Per tutto il periodo della prova il tecnico raccoglie i dati, li analizza e alla fine stila un rapporto con tutte le informazioni raccolte.

LE PROFESSIONI

Nella sperimentazione sul campo, la maggior parte delle figure professionali sono esperte di agronomia o agrotecnica:

  • Figure junior che si occupano di sperimentazione, solitamente esperte in agrotecnica e che conoscono colture, cicli colturali e patogeni
  • Figure specializzate che si occupano delle colture, solitamente esperte in agronomia e specializate su uno tipo o un gruppo di colture
  • Persone che coordinano il progetto, focalizzate non tanto sulla singola coltura ma su gruppi di prodotti

A queste professionalità, si aggiungono:

  • le persone responsabili di area, che hanno doti tecniche e manageriali tali per cui riescono a gestire team numerosi e coordinare il lavoro
  • le persone con funzioni commerciali e amministrative