Orientamento #STEM

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Dai tuoi interessi al mondo del lavoro

La matematica dall’Università ai fumetti

Intervista ad Alberto Saracco, matematico, ricercatore e docente universitario, che racconta la matematica al grande pubblico tramite Youtube e i fumetti

Immagine di copertina gentilmente concessa da Alberto Saracco

Dopo avere studiato matematica all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, Alberto Saracco si è specializzato in geometria complessa e differenziale. In parallelo, ha sviluppato un grande interesse per la divulgazione scientifica e organizza seminari per condividere la sua passione, oltre a fare cultura sul metodo della ricerca. Oggi è professore di geometria all’Università di Parma e svolge attività di ricerca in varie branche della matematica. Desideroso di trasferire le sue conoscenze in ambiti differenti per promuovere la conoscenza della sua materia, nel 2017 contribuisce alla realizzazione di una storia a fumetti a tema matematico per Topolino, e da allora usa i fumetti per la divulgazione.

Come riesce a coniugare il suo lavoro di professore universitario con quello di ricercatore e di divulgatore scientifico?

Nella mia attività lavorativa non seguo una routine, ma mi adatto a seconda delle esigenze del momento: ci sono periodi dell’anno in cui le lezioni in aula e la preparazione degli argomenti da trattare occupano la maggior parte della mia giornata. Al contrario, durante le sessioni di esami ho più tempo, quindi mi posso concentrare sul lavoro di ricerca, leggendo articoli o incontrando colleghi per discutere di vari progetti. La divulgazione scientifica è collegata al lavoro di ricercatore, in quanto è molto importante diffondere le conoscenze sia in ambito accademico sia ad appassionati, e per fare questo utilizzo soprattutto YouTube [vedi qui, NdR]. In parallelo faccio divulgazione anche attraverso il fumetto, dove ho l’occasione di cimentarmi anche con la costruzione delle sceneggiature e la scrittura dei soggetti.

Credo di riuscire a svolgere contemporaneamente tutte queste attività perché ho una grande passione per il mio lavoro: mi piace raccontare e parlare della matematica nelle varie possibili sfaccettature, e tutto ciò che faccio è di fatto collegato: non è raro che le idee migliori mi vengano mentre sono in aula con gli studenti o mentre cerco di preparare il discorso per un seminario, quindi non c’è una divisione rigida tra un’attività e l’altra.

Ha sempre attribuito grande importanza alla formazione: quali sono a suo parere gli elementi più importanti da sottolineare?

Lo studio durante l’università, il dottorato e gli altri percorsi analoghi, è fondamentale perché permette di avere una base ampia e solida da cui è possibile partire per sviluppare argomenti e punti di interesse. La formazione non si esaurisce di certo al termine del percorso accademico, ma le energie e il tempo che si hanno a disposizione durante quel periodo difficilmente si avranno durante l’attività lavorativa, perché subentra un’altra serie di fattori che sottrae tempo.

Per imparare e sviluppare conoscenze nuove è importante anche raccontare ciò che si conosce agli altri. Per esempio, insegnando all’università una materia di base come l’algebra lineare ho scoperto molti dettagli fini di cui non mi ero mai reso conto prima, sia grazie a un approfondimento personale della materia per essere più preparato in aula, sia attraverso il confronto con colleghi e studenti. Un conto è sapere, altra cosa è essere in grado di utilizzare le conoscenze o di trasmetterle agli altri.

C’è qualcosa di cui è rimasto sinceramente sorpreso durante la sua carriera di ricercatore?

L’importanza del brancolare nel buio per intere giornate. In generale ci si aspetta che il lavoro di ricerca sia un’attività continua e costante, composta di frequenti passi in avanti a distanza di poche ore l’uno dall’altro. In realtà, per la maggior parte del tempo si va a tentoni, facendo dei buchi nell’acqua e ritornando ogni volta al punto di partenza. Poi all’improvviso arriva l’idea e tutto si illumina. Proprio per questo motivo, si lavora – nel vero senso produttivo della parola – solo per poche ore all’anno, ma i risultati che si ottengono in quei pochi momenti sono il frutto di tutti i ragionamenti sbagliati e dei tentativi falliti. È un lavoro strano e bisogna essere pronti a questa dinamica, altrimenti i primi insuccessi rischiano di affossare l’autostima e di portare a rinunciare. I matematici che hanno ottenuto grandi successi sono stati considerati improduttivi per anni prima di arrivare a fare scoperte rilevanti, dando una svolta straordinaria alla loro carriera.

Tutto nasce dall’idea giusta, da quella scossa che può venire in un qualsiasi momento della giornata, anche mentre si fa la spesa al supermercato, si nuota in piscina o si dorme. Insomma, è tutto molto più fluido di quello che può apparire.

Abbiamo capito che è un grande appassionato della materia, ma che cosa le piace di più del suo lavoro?

Adoro la geometria e la matematica, però l’aspetto che amo di più è il contatto con le altre persone: con studenti, gruppi di ricerca e pubblico di conferenze divulgative adoro comunicare la bellezza e cercare di trasmettere la mia passione per ciò che faccio. Il periodo più acuto della pandemia è stato molto difficile, in quanto non era concesso svolgere attività in presenza e la mancanza di feedback di chi stava dall’altra parte ha reso tutto meno stimolante. E questo ha complicato il raggiungimento degli obiettivi professionali che mi ero prefissato.

Anche fare ricerca mi piace, ma l’ho sempre vissuta come un’esperienza in team e, dal mio punto di vista, la vera arma vincente per ottenere ottimi risultati consiste nel riunire persone con esperienze e caratteri diversi. È proprio dal dibattito e dal confronto che nascono le idee migliori. Credo sia anche una questione di indole, oltre che di abitudine: conosco ricercatori completamente diversi da me, che riescono a lavorare da soli anche per lunghi periodi, ma personalmente quando sono solo tendo ad abbattermi alla prima difficoltà e non riesco a dare il meglio di me.

Secondo lei, qual è la caratteristica più importante per intraprendere una carriera nella ricerca?

Una capacità che deve possedere per forza chi fa una carriera accademica, soprattutto in matematica, è la perseveranza e il non arrendersi di fronte alle difficoltà. Quando si studia all’università vengono posti problemi con soluzioni chiare, e studiando si può arrivare a dare la risposta corretta, mentre nella ricerca non ci sono certezze. Ci si pongono dei quesiti a cui si prova a dare delle risposte, ma ci vuole un sacco di tempo per trovare una possibile soluzione e molto spesso ci si accorge che qualcosa non va e bisogna ricominciare da capo. Tutto questo può essere molto frustrante.

Ricordo un esempio emblematico: nel 2007 iniziai insieme ad altri due professori universitari un progetto all’università di Tor Vergata a Roma. Dopo alcuni anni di lavoro intenso arrivammo a un punto morto, senza alcuna idea di come potere andare avanti. Una possibile via d’uscita al nostro problema venne pubblicata dieci anni dopo in un articolo del 2017, che per puro caso è stato letto un paio di anni più tardi da uno dei colleghi impegnati nel progetto. Così nel 2020 riuscimmo a concludere il lavoro e nel 2021 abbiamo raggiunto una nostra pubblicazione scientifica: attendere 14 anni per portare a termine un progetto, con lunghi periodi di attesa in cui si aspettava non si sa che cosa per sbloccare la situazione, richiede pazienza, consapevolezza e appunto tanta perseveranza.

Dal punto di vista del percorso di studi, quanto crede sia importante la scelta universitaria e la qualità del percorso svolto?

Per fare questo lavoro serve la laurea in matematica, in alcuni casi fisica o ingegneria: queste sono di fatto le uniche scelte possibili per intraprendere un percorso di ricerca in questo ambito. Per fare il matematico bisogna laurearsi, perché soltanto l’università può fornire le conoscenze necessarie per fare questo lavoro: la matematica che si fa alle scuole superiori e al liceo ha molto poco a che vedere con quella dell’università e ci sono esami specifici che permettono di fare un salto in avanti importante nell’approccio alla materia.

È molto importante avere basi solide in tutti gli ambiti di interesse per avere una visione di insieme che sia utile nel momento in cui si cercano soluzioni a problemi complessi. Il percorso formativo in matematica è molto articolato e pesante da affrontare perché, soprattutto nei primi anni, ci sono degli argomenti abbastanza noiosi, difficili da comprendere. Può capitare di dovere rifare più volte lo stesso esame, ma fare fatica è l’unico modo per imparare e crescere, sia dal punto di vista professionale sia personale. Il vero nemico sono la noia e la mancanza di stimoli verso un mondo così ampio e affascinante: se la noia diventa dominante si sta davvero buttando tempo, a differenza di quando si pensa con ardore a soluzioni che tardano ad arrivare e si ha la sensazione di non concludere niente. In questi casi, senza accorgersene, si sta invece facendo tanta strada.

SCIENZA IN PRATICA

Che cosa sono la geometria differenziale e la dinamica, e quali applicazioni hanno?

La geometria differenziale è l’applicazione dell’analisi matematica che tipicamente si studia all’ultimo anno delle scuole superiori a questioni di geometria: come curvano le linee e le superfici, per analizzare risultati come il fatto che è impossibile costruire una mappa planare di una sfera senza distorcerne le distanze. Né la sfera né una sua parte possono essere srotolati su un piano, come invece si può fare con un cilindro o con un cono. Per la Terra questo sviluppo in piano non è possibile, e ciò risulta per esempio in mappe molto diverse tra loro nel rappresentare il nostro pianeta – come l’usatissima mappa di Marcatore che amplifica l’emisfero nord rispetto al resto del mondo. Poi in geometria differenziale si studiano oggetti astratti in dimensioni più ampia: il vantaggio della matematica è che non siamo più limitati alla geometria in tre dimensioni del mondo fisico ma possiamo spaziare su più dimensioni, con l’intuizione geometrica che lascia spazio a conti e formule più astratti, non rappresentabili.

La dinamica invece è anzitutto la descrizione di processi che si ripetono. Si descrivono i comportamenti nelle varie aree dello spazio dove specifiche funzioni sono definite, con applicazioni che vanno dalla meteorologia alla dinamica di diffusione di un virus fino all’equilibrio tra prede e predatori. Sono processi deterministici che dipendono da molti parametri: anche funzioni di per sé deterministiche portano a livello macroscopico a condizioni di caos, il cosiddetto “caos deterministico”.

LE PROFESSIONI

Il lavoro di ricerca coinvolge numerose persone che si confrontano e lavorano insieme ai progetti. Le collaborazioni avvengono all’interno di uno stesso gruppo di ricerca e con persone che fanno parte di team di altre università, spesso in diverse parti del mondo. Possono essere persone laureate nelle stesse materie o in materie simili, o anche molto diverse: per alcune ricerche può essere necessario mettere insieme competenze di matematica, fisica, biologia e persino dell’ambito umanistico.

La divulgazione scientifica è un’attività che richiede un’attitudine personale alla comunicazione unita a una formazione specifica per imparare a comunicare efficacemente, oltre alle conoscenze specifiche disciplinari. Le tecniche e le modalità possono cambiare a seconda degli ambiti e degli scopi della comunicazione: conferenze, fumetti, libri, spettacoli ecc.  Normalmente chi si occupa di divulgazione scientifica ha a che fare con docenti delle scuole e con altre persone che operano nel settore della divulgazione, del giornalismo, dell’organizzazione di eventi e dell’editoria. Ogni settore della divulgazione coinvolge diverse figure professionali, per esempio, nel caso del fumetto collaborano persone che si occupano della sceneggiatura, dei disegni e della redazione.

Aggiornata al 21 marzo 2022